Atene 2004: solo l’inizio o l’inizio della fine?
Deniz Akkan
I Giochi olimpici del 2004 hanno da tempo messo la loro firma nelle pagine della storia. Dovrebbero essere ricordati per sempre…senza dubbio…ma probabilmente non tanto per tutte le grandi cose che sono successe.Nel rispondere ai miei amici di Vision, intendo proprio mettere in luce il “lato oscuro” dei Giochi.
Punto primo, mai nessuna Olimpiade nella storia è stata accolta con così poco entusiasmo da parte degli spettatori. Solo il 60% dei posti a sedere sono stati occupati, contrariamente a tutte le edizioni precedenti – si pensi a Sidney e Atlanta – dove la maggior parte dei biglietti è stata venduta sottobanco ad un costo che ha superato anche i 1000 dollari a biglietto. Per qualche motivo, questa volta, non solo i turisti ma anche i greci stessi hanno preferito sole e spiaggia allo spirito dei Giochi. La maggior parte delle gare più importanti, come ad esempio la finale della pallavolo maschile, che vedeva schierate in campo la dream team italiana contro quella brasiliana, si sono giocate davanti a spalti vuoti.
Punto secondo, nessuna Olimpiade era stata prima d’ora caratterizzata da una tale mancanza di sportività e di buone maniere. I partecipanti sono stati fischiati non solo durante le gare ma anche durante le premiazioni, così da fissare un altro record olimpico: quello degli episodi vergognosi.
Infine, ma ugualmente importante, nessun’altra Olimpiade è stata mai interrotta da così tanti scandali per doping. Come è stato dichiarato dal Presidente del Comitato Internazionale Olimpico, Jacques Rogge, “mai prima d’ora si sono verificati così tanti tentativi di truffa alle Olimpiadi”.
Il doping, si sa, non è nuovo ai Giochi olimpici. In ogni edizione olimpica ci sono sempre stati sportivi espulsi dai Giochi per aver fatto uso di sostanze illegali (ad eccezione dei Giochi di Mosca). Come è stato dichiarato dal giornale britannico The Guardian: “I primi Giochi olimpici, che risalgono a più di tremila anni fa, sono stati caratterizzati da frodi e scandali: da allora Atene non ha fatto altro che mantenere questa regola”.
Questa è una lista di tutti gli sportivi che sono risultati positivi agli esami dell’antidoping degli ultimi Giochi olimpici (il primo esame risale al 1972)
Roma (1960) 1 atleta: Knut Jensen (Danimarca), ciclismo (che morì durante la gara per un’overdose di anfetamine)
Città del Messico (1968) 1 atleta: Hans-Gunnar Liljenwall (Svezia), pentathlon (overdose di alcol).
Monaco (1972) 7 atleti: Bakhaava Buidaa (Mongolia), judo; Miguel Coll (Portorico), basket; Rick Demont (USA) nuoto; Jaime Huelamo (Spagna) ciclismo; Walter Legel (Austria) sollevamento pesi; Muhammed Nasihi Ercument (Iraq) sollevamento pesi; Aad van Den Hoek (Olanda) ciclismo.
Montreal (1976) 11 atleti: Blagoi Blagoev (Bulgaria); Mark Cameron (USA); Paul Cerrutti (Monaco); Valentin Hristov (Bulgaria), sollevamento pesi; Dragomir Ciorosian (Romania), sollevamento pesi; Phillip Grippaldi (USA), sollevamento pesi; Zbigniew Kaczmarek (Polonia), sollevamento pesi; Lorne Leibel (Canada), vela; Arne Norback (Svezia) sollevamento pesi; Petr Pavlasek (Cecoslovacchia), sollevamento pesi; Danuta Rosani (Polonia), atletica.
Mosca (1980) Nessun atleta è risultato positivo ai test antidoping!!!
Los Angeles (1984) 12 atleti: Serafin Grammatikopolous (Grecia) sollevamento pesi; Vesteinn Hafsteinsson (Islanda), atletica; Tomas Johansson (Svezia), wrestling, Stefan Laggner (Austria), sollevamento pesi; Goran Pefferson (Svezia), sollevamento pesi; Eiji Simomura (Giappone), pallavolo; Mikiyasu Tanaka (Giappone), pallavolo; Ahmed Tarbi (Algeria), sollevamento pesi; Mahmud Tarha (Libia), sollevamento pesi, Gianpaolo Urlando (Italia), atletica; Martti Vainio (Finlandia), atletica; Anna Verouli (Grecia) atletica.
Seul (1988) 10 atleti: Alidad (Afganistan), wrestling; Kerrith Brown (Gran Bretagna), judo; Mitko Grablev (Bulgaria), sollevamento pesi; Angel Gençev (Bulgaria), sollevamento pesi; Ben Johnson (Canada), atletica; Fernando Mariaca (Spagna), sollevamento pesi; Jorge Quesada (Spagna), pentathlon; Kalman Scengeri (Ungheria), sollevamento pesi; Andor Szanyi (Ungheria), sollevamento pesi, Alexander Watson (Australia), pentathlon.
Barcellona (1992) 5 atleti: Madina Biktagirova (Belarus), atletica; Bonnie Dasse (USA), atletica; Jud Logan (USA), atletica; Nijole Medvedieva (Lituania), atletica; Wu Dan (Cina), pallavolo.
Atlanta (1996) 2 atleti: Natalya Shekhodanova (Russia), atletica; Iva Prandzheva (Bulgaria), atletica.
Sydney (2000) 9 atletica: Ivan Ivanov (Bulgaria), sollevamento pesi; Sevdalin Minchev (Bulgaria), sollevamento pesi; Izabela Dragneva (Bulgaria), sollevamento pesi; Andris Reinholds (Latvia), Andreea Raducan (Romania) ginnastica; Fritz Aanes (Norvegia), wrestling; Ashot Danielyan (Armenia), sollevamento pesi; Alexander Leipold (Germania), wrestling; Oyunbileg Purevbaatar (Mongolia), wrestling.
Atene (2004) 16 atleti (finora): Andrew James Brack (Grecia), baseball; Derek Nicholson (Grecia), baseball; David Munyasi (Kenia), box; Aye Khine Nan (Birmania), sollevamento pesi; Sanamacha Chanu (India), sollevamento pesi; Viktor Chislean (Moldavia), sollevamento pesi; Zoltan Kecskes (Ungaria), sollevamento pesi; Sule Sahbaz (Turchia) sollevamento pesi; Pratima Kumari (India), sollevamento pesi; Vefa Ammuri (Marocco), sollevamento pesi; Olga Sçukina (Uzbekistan), atletica; Albina Komiç (Russia) sollevamento pesi; Leonidas Sampanis (Grecia), sollevamento pesi; Irina Korzanenko (Russia), atletica; Robert Fazekas (Ungaria), atletica, Aleksey Lesnichiy (Bielorussia), atletica.
Il doping ha rappresentato una guerra continua tra il settore farmaceutico e le autorità sportive. Comunque, recentemente, ha trovato una nuova dimensione, applicando l’ingegneria genetica al servizio di coloro che sembrano alla ricerca dei superpoteri. Il doping genetico non è rintracciabile in nessuno dei test clinici più moderni, crea più globuli rossi nel corpo che produce così più ossigeno, che eventualmente porterà a più potere e velocità.
Gli scienziati sostengono che gli ultimi sviluppi dell’ingegneria genetica dovrebbero fornire una chance per guarire le cellule del corpo umano malate al fine di salvare un determinato organo da una malattia terminale come il cancro o per creare animali più forti che servano all’essere umano nei momenti di emergenza. Tuttavia, come è stato discusso dai più popolari magazine scientifici “Scientific American” e “Discovery”, coloro i quali si collocano in prima fila per essere “curati”, non sono né i malati né le persone anziane, bensì i giovani e i sani che semplicemente vogliono sempre di più.
Gli ultimi sviluppi sembrano tratti da un capitolo del famoso libro di fantascienza “A Brave New World” di Aldous Huxely (1932). In questa famosa utopia, lo scrittore ha previsto, quasi un secolo fa, che seguendo i comportamenti più aggressivi degli esseri umani, il mondo sarebbe stato guidato da una nuova civiltà superiore, formata da tecnici che elogiano la psicobiologia come forza dominante. Non siamo ancora arrivati a questo. Ma gli ultimi avvenimenti ci fanno interrogare su dove andremo a finire. Noi mangiamo verdure geneticamente modificate, decidiamo il sesso del nostro feto, ci cloneremo così da poterci riprodurre senza il sesso opposto, potremo assomigliare esteticamente a chi vogliamo. La chirurgia plastica, accessibile a quasi tutti coloro i quali possiedono una carta di credito, sta creando un mondo pieno di gente che si assomiglia, come il programma di Mtv più famoso di tutti i tempi “Voglio una faccia famosa”.
La ricerca della perfezione è ciò che spinge il mondo a evolversi, ma la ricerca dell’immortalità, che tende all’ossessione, è ciò che potrebbe portarlo alla sua fine. Il potere della bellezza e del fisico ha uno charme naturale su tutti. La natura ha poco da offrire all’insignificante e al debole. Comunque, in un’era dove chi è soprappeso diventa obeso, dove il magro diventa bulimico, e il talento viene misurato sui rischi che una persona è pronto a correre, sembrerebbero esserci pochi limiti a ciò che potrebbe accadere in un prossimo futuro.
Il bello delle Olimpiadi è sempre stato quello di assistere a competizioni tra i migliori atleti di tutto il mondo. Ultimamente però dà l’impressione di una guerra tra atleti dai superpoteri, creati in un mondo artificiale. È poi così sorprendente scoprire che le persone normali preferiscono prendere il sole e stare sulla spiaggia invece di fare il tifo ai giochi? Non più di tanto.
Istanbul, 5 settembre 2004
* Deniz Akkan è PhD in EU Economics presso la Marmara University di Istanbul e ha collaborato con Vision a diversi progetti europei. Ha un Master in Politica Interna dell’Unione Europea, conseguito alla Libera Università di Bruxelles, e una laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Galatasaray, Istanbul (l’unica università francofona della Turchia). Attualmente lavora come consulente specialista in monitoraggio, analisi e interpretazione delle leggi e delle policy europee per diverse imprese
TORNA ALL'INIZIO |