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La Rivolta della Generazione X

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Elenco interventi

Rita Giordano - 12/06/2007
Io credo che sia anche colpa dei genitori, degli insegnanti etc... se i ragazzi fanno certe cose. Sono i genitori che non si accorgono che i figli fumano, bevono, si drogano (e a volta lo negano anche) e che i figli sono depressi e quindi non sanno cosa fare e danno la colpa alla società. Perchè è colpa dei professori che non fanno niente quando i ragazzi entrano con i motorini nelle aule, sono i professori che interrogano i ragazzi e si fanno dire cose inesistenti, guardate i video su uTube e li fate andare al telegiornale... dovete guardare anche quelli dove ci sono i professori che prendono a calci gli alunni, quelli in cui alle interrogazioni i ragazzi si inventano le cose e i professori nn dicono niente... ebbene sì! il problema della generazione x è diventato solo un altro motivo per fare scandalo e notizia, nient'altro. E più si fa così e più i ragazzi continueranno e peggioreranno. Il problema comunque si trova alla base. SIETE VOI IL PROBLEMA.
 
Salvatore Rolli, da Leverano (LE) - 23/11/2006
Ritengo che sia arrivato il momento di imparare ad imparare perchè solo cosi si potrebbe progettare il futuro con gli occhi del presente nella consapevolezza che la complessità non è una minaccia ma bensi una oportunità. sono fortemente convinto che il tempo di predicare bene e razzolare male stia per scadere e quindi per non farci cogliere impreparati è necessario che ognuno di noi fuori il coraggio delle proprie idee, delle proprie azioni e quindi dei propri progetti.

Alessandro Oderda, da Vado Ligure (SV) - 07/04/2006

Ciao a tutti. Mi chiamo Alessandro, ho 24 anni (a luglio ne farò 25) e dall'età di 15 anni sono iscritto e faccio attivamente attività politica nei Democratici di Sinistra di Savona e del mio Comune, Vado Ligure, molto vicino a SV. Avevo letto di voi sui giornali nei mesi scorsi, credo a dicembre fosse uscito un Vs. rapporto. Purtroppo sento ogni giorno sulla mia pelle la difficoltà di fare politica, in maniera coraggiosa, non potendo ancora contare su un lavoro "più o meno" stabile ma impiegando tante energie e soldi per tentare da più di un anno di avviare un serio programma che riguardi il settore "Information/Communication Technology" nel Savonese. Io mi batto anche contro il volere dei miei genitori, purtroppo il Partito in cui opero non ha granché risorse con cui finanziarmi. Io mi arrabbio e dico: Possibile mai che tutti (giovani e meno) continuano a dirmi «Tu sei in gamba, andrai avanti in politica...» Ma come andrò avanti (se anche decidessi di fare DELLA politica il mio lavoro, come direbbe Weber) se NON HO reddito DALLA politica? So qui a livello locale di dare fastidio perché mi vedono come uno attivo, che ha idee, che è riuscito a contattare e far venire a SV per esempio il prof. Carlo Flamigni per referendum su procreazione assistita, oppure che il 27 febbraio è riuscito ad intervistare a Roma presso la sede di Italianieuropei Massimo D'Alema... Mio padre da 3 anni è in pensione (abbastanza alta), mia madre lavora ancora, io sono figlio unico. Mi mancano 6 esami alla laurea (Vecchio Ordinamento) in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Torino... Ammetto che un po' di scoramento - a me, considerato sempre ottimista dagli altri - sta conquistandomi, riguardo al mio futuro... Che farò nel futuro? Grazie. Spero a presto, Alessandro


Gian Paolo Toriello, da Roma - 01/12/2005
 
 
 
 
Laura - 03/11/2005
la gerontocrazia in Italia è un fatto serio e allarmante. se penso agli Stati Uniti e alla possibilità di diventare manager anche a 30 anni...credo che non riusciremo mai ad uscire da questo stato di impasse. e intanto Berlusconi propone di innalzare l'età pensionabile a 70 anni!! significa proprio un bel "LARGO AI GIOVANI"... no words Laura77.
 
Simona - 02/11/2005
Oggi è difficile poter parlare di futura classe dirigente visto che in questa società, sempre più consumistica,sono sempre meno i giovani che si domandano dove stanno andando, e sopratutto come. E questa cosa mi inquieta molto, perchè nulla si fa per uscire da questa crisi di "cervelli" intesa come rassegnazione comune alla insostenibile leggerezza che accomuna una grande maggioranza di giovani. Bisogna chiedersi, ma sopratutto sensibilizzare il governo,l'opinione pubblica, le amministrazioni, le università e quant'altro per farsi che questa non consapevolezza non possa poi precludere la "futura Generation X".
 
Sara - 28/10/2005
Putroppo esiste uno scarto (che aumenta esponenzialmente!)tra gioventù e classe dirigente, intesa sia come classe politica che imprenditoriale. Succede a livello nazionale, ma anche europeo e rischia di determinare, a mio avviso, un “deficit di cittadinanza”, oltre che un impoverimento delle idee e delle innovazioni. Ho potuto constatare personalmente che nel nostro Paese la gioventù è considerata un problema da gestire anziché una forza sulla quale investire e ciò significa non consentire alla democrazia di funzionare pienamente, perchè quando i giovani non sono sufficientemente ascoltati e coinvolti nei processi democratici, il loro ineteresse al bene pubblico non può che precipitare.
 
Giuseppe Strangis - 26/10/2005
Non sono d'accordo sull'ipotesi della formazione di una classe di giovani "politicamente significativa". Dove'è questa classe? Io non la vedo! L’Italia si trova “incartata” in un stato di gerontocrazia, basti pensare alla politica nazionale, dove paradossalmente dopo 10 anni ci troviamo a scegliere ancora tra Prodi e Berlusconi, con le stesse contraddizioni irrisolte. non riesco a capire se il problema è l'individualismo in cui noi giovani ci stiamo rifugiando, oppure se non riusciremo mai ad imporci come nuova leadership perchè, prima di ogni altra cosa, non abbiamo preso coscienza delle nostre potenzialità.
 
Federica Paolucci - 22/10/2005
Sulla mobilità internazionale potrei scrivere un libro, solo raccogliendo la mia storia e quelle dei miei amici. Per me tutto è iniziato con l'erasmus. Dopo aver fatto questa esperienza (che consiglio a tutti di fare) in Germania, ho capito che quello che mi mancava e che cercavo era l'idea del viaggio, per conoscere altre culture, altri metodi di studio, altri modi di lavorare, ma soprattutto per conoscere se stessi. Così, al rientro in Italia, ho cercato qualsiasi opportunità pur di partire di nuovo all'estero. E ho inziato uno stage all'ambasciata italiana in Germania. Esperienze simili sono state fatte anche dai miei amici. C'è chi si trova a Bruxelles per il tirocinio alla Commissione europea, chi in Uruguay lavorando nella cooperazione internazionale. Praticamente mi ritrovo ad avere tutti gli amici in giro per il mondo e mi domando: abbiamo tutti scoperto la ricchezza che un'esperienza di vita all'estero ti può dare, oppure non abbiamo niente da fare in questo Paese di altrettanto stimolante? Chissà che questa mia domanda non apra un piccolo dibattivo.
 

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