Parliamo di Sicurezza ...
Guido Traverso* Parlare di “Sicurezza” in Italia significa mettere il dito nella piaga profonda di una delle tante, troppe, malattie di cui soffre il nostro paese. Una malattia che rischia di diventare non solo cronica, ma “terminale”, stante la nostra dimostrata e perdurante incapacità di affrontare alla radice i problemi attraverso la pianificazione ed esecuzione di azioni concrete, radicali ed efficaci.
E così ora rischiamo di divenire la “cenerentola” europea anche per la sicurezza, il paese dove domani nessuno si sognerà di villeggiare o, peggio ancora, il paese dove già oggi ognuno di noi comincia ad avere paura di farvi crescere, e vivere, i propri figli. Ma perché si è arrivati a questo punto?
Semplice. Perché nel paese “dei delitti e delle pene”, sono oramai rimasti solo i “delitti”. E senza pene, i delitti crescono. La pena è semplicemente caduta in prescrizione, non c’è più. La pena è brutta, anacronistica, anti democratica. E a dircelo e a ricordarcelo è proprio la nostra politica, quella che ci siamo dati e che forse ci meritiamo. Una politica che di delitti ne commette tanti, e che di pene non vuole sentire parlare, quindi. Giustamente.
E, allora, la pena va abolita. E se ancora prevista, va accorciata, interrotta, messa nelle condizioni di non nuocere. Allora “facciamo uscire tutti con l’indulto, che poi chi ci riprova tanto lo rimettiamo dentro”. Ci hanno riprovato in tanti, e così in tanti sono usciti, ma sono presto anche “rientrati” (e chi ne dubitava!), ahimè a spese di molti cittadini che nel frattempo sono stati derubati, violentati, uccisi … e tutto per una “partita di giro”, per un fenomeno già annunciato.
Siamo stati derisi dall’Inghilterra un anno fa, per bocca dell’Economist, come “il popolo che detiene un irrefrenabile desiderio e una malsana abitudine di perdonarsi tutto”… chissa poi per quali motivi (alludeva, l’Economist, alludeva, anche se non diceva … come dire, li delinquono un po’ tutti).
Veniamo derisi e sbeffeggiati, oggi, dallo stesso paese che abbiamo messo incautamente nel mirino, la Romania … paese dove i Rumeni costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione … ma paese con indicatori di criminalità decisamente più bassi dei nostri, dove la polizia arresta per davvero, la magistratura condanna per davvero (e resta al suo posto), e la “politica” assicura alla comunità dei cittadini onesti, che è sempre la maggioranza, che i pochi che devono star dentro ci stiano per davvero e per tutto il tempo che serve, e che a nessuno salti la voglia di delinquere.
Ed eccoci, improvvisamente, a sventolare il vessillo della “emergenza sicurezza”. E a dare addosso a chi entra impunemente nel nostro paese.
Eccoci qua a ritenere il popolo degli extracomunitari che alloggiano da noi essere la “madre di tutti i problemi di sicurezza”. Ma è proprio vero? Ebbene, le statistiche parlano chiaro (“in % sono loro a delinquere di più”). Ma analizziamo un po’ meglio. Le statistiche dicono anche che gli italiani “occupati” delinquono assai di più rispetto agli stranieri con “occupazione stabile”. Pochissimi i colf filippini condannati per furto o omicidio, pochi anche gli stipendiati rumeni, bulgari, ucraini o albanesi, siano essi impiegati, operai edili o braccianti agricoli.
Il problema della delinquenza importata esiste, per carità. Ma il vero problema è che l’Italia ha perseguito una strategia di “solidarietà totale, planetaria e perpetua” nei confronti dei diseredati, dei disperati, dei senza lavoro e dei senza futuro e – quindi, parliamoci chiaro – anche dei delinquenti. In primis, perché dove c’è povertà e disperazione c’è sempre prima o poi delinquenza (soprattutto se il paese ospitante non può offrire a tutti casa e lavoro), in secundis perché i governi dei paesi e delle aree d’origine di questo esercito di derelitti che viene a sperare qui da noi (tra cui Romania, Albania, i paesi del Maghreb, ecc.) attuano, come anticipato sopra, una politica di “tolleranza zero” nei confronti di chi delinque, non perdonano. E quindi, chi delinque trova conveniente espatriare dove la delinquenza sembra essere tollerata, addirittura benvenuta (almeno questo il messaggio dato nel 2006 dal nostro governo e dal nostro parlamento, con ahimè ben poche eccezioni).
La risposta ? Perché non andiamo a cercarla in Europa ? Cerchiamo sempre “benchmark” e “first movers” all’estero quando (molto spesso) non sappiamo come fare. Lo abbiamo fatto per la riforma del risparmio, pensavamo di farlo per la riforma delle pensioni (ritenendo, a torto, fosse urgente), lo abbiamo fatto per la riforma elettorale (e continuiamo a farlo, visto che abbiamo deciso di cambiare legge elettorale ad ogni legislatura), ora lo facciamo per i partiti. Facciamolo anche per la sicurezza.
Prendiamo il caso dell’Irlanda, uno a caso. E’ troppo “forte” ? Ragioniamoci. Concentriamoci, se ne abbiamo voglia, sulle prossime 11 righe, sono l’estratto di un caso emblematico successo all’interno dei confini di un paese membro U.E., per di più cattolico e – quindi – molto vicino a noi.
“400 Rom si sono accampati a giugno sotto il cavalcavia dell’autostrada Dublino – Cork. Centinia sono state le telefonate alla polizia. Ma la polizia non ha fatto niente per 3 mesi. A settembre, alla scadenza dei 90 giorni, la polizia si è presentata in forze sotto il cavalcavia, ha chiesto a tutti i nuclei familiari Contratti di Lavoro, Fatture, moduli F24 (equivalenti irlandesi), Contratti Luce, Gas, Telefono, nonché gli Estratti di Conto Corrente. Risultato: Zero. Cosa fare? Semplice. Il sindaco ha chiamato il Sig. Ryan che ha messo immediatamente a disposizione 6 aerei. Volo gratis (bevande escluse) per tutti col Ryanair Dublino-Bucarest. Fine del problema. Fine solo per 400 anime? No, forse anche per migliaia che non verranno più. Sicuramente, fine del problema per i cittadini di Irlanda. E chi è stato condannato nel frattempo (perché ce ne sono stati di ladruncoli acciuffati)? Bene, sconta la pena in Irlanda, poi arriva Ryanair ad assicurare il trasporto (a pena scontata) nel paese di origine. Costo dell’intervento per la comunità? Ryanair è una low cost. Il costo è minimo.”
Ora, questa storia è vera. Accade in Europa. Forse troppo drastica? Forse. Ma vale il principio: “io ti do un tempo massimo per organizzarti la vita all’interno del mio ordinamento giuridico, magari ti aiuto a trovare lavoro, casa, poi verifico se riesci a sostenere te e la tua famiglia. Lavori? Ce la fai? Allora, Welcome home. Non ce la fai? Non ci provi neanche? Magari delinqui pure (ma poi non è neanche necessario)? Allora, Welcome on board (the aircraft). Chiariamoci bene, qui non c’è nulla di immorale, o di riprovevole nel “principio”. Inutile agitare le bandiere della solidarietà per il puro gusto di farlo.
Ora, questa è l’Irlanda, dicevamo “paese cattolico”, paese che è cresciuto negli ultimi 10 anni a tassi tripli rispetto alla media europea, paese che ha dato, e continua a dare, lavoro a decine di migliaia di giovani europei, tra cui migliaia di italiani, paese che ha un grosso problema di alcolismo giovanile e di zuffe da bar, sicuramente, ma paese che ha detto no al degrado, alla illegalità, alla delinquenza per necessità e alla mafia importata. Attraverso regole semplici, cristalline. Regole che, una volta “codificate”, vengono applicate (altro concetto a noi poco conosciuto), attraverso metodi atti allo scopo, atti a raggiungere il risultato. Metodi anch’essi semplici, cristallini, economici.
Certo, questa è solo una goccia nel mare dei problemi che ci attanagliano, e solo una delle soluzioni che potremmo adottare, ma è “una soluzione”. Brutta o bella, buona o cattiva, giusta o sbagliata, è una soluzione. Una soluzione, e non solo un problema, che “è notizia da giornale”.
Sta ora agli Italiani, purtroppo non a tutti ma solo ai loro rappresentanti, cambiare registro, adottare una forma mentale e una capacità di azione orientata non solo al PROBLEMA, alla CAUSA e alla SOLUZIONE, ma soprattutto al RISULTATO. Non serve a nulla legiferare e implementare, se poi non si riesce a giungere a risultati concreti. A debellare il problema.
E’ a leggi e provvedimenti “EFFECTS BASED”, cioè misurabili sui risultati di breve come di medio termine, che la politica italiana dovrebbe guardare, e sulla base dei quali sia il potere legislativo che quello esecutivo – a livello centrale e locale – dovrebbero essere finalmente e obiettivamente giudicati.
Ci riusciremo? Difficile. Da noi i problemi – una volta “sorti”, diventano “strutturali”. In un modo o nell’altro, occorre conviverci.
Roma 27 novembre 2007
*Guido Traverso è il fondatore di INPACT Consulting Group S.p.a., società di Research & Business Advisory che offre consulenza strategica, operativa e servizi gestionali al sistema delle PMI italiane nell’ambito del loro processo di ottimizzazione, innovazione ed internazionalizzazione; dal 2004 è partner di Studio Napolitano, CPA italiana affiliata ad INPACT International. Dell’esperienza professionale spiccano i 17 anni con Accenture, leader mondiale dei servizi di consulenza, tecnologia e outsourcing, di cui è diventato Equity Partner nel 2000.
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