Il tradimento della Nuova Frontiera
Tibor Dessewffy*
Il 13 giugno il 37% degli elettori ha votato in Ungheria per le elezioni del Parlamento europeo. Non è stata una sorpresa, come nel resto dell’Europa, che l’opposizione (nel caso ungherese il Fidesz, il partito conservatore) abbia battuto i partiti al governo. Il Fidesz ha ottenuto il 47% dei voti, contro il 34% dei Socialisti, il 7% dei Liberali (l’altro partito al governo) e il 5% dell’MDF (un piccolo partito, moderato e conservatore anch’esso all’opposizione). Perciò, i partiti ungheresi, dei 24 seggi destinati all’Ungheria in Parlamento, si sono distribuiti come segue: 13, 9, 2, e 1 seggio.
Ciò che è ancor più interessante però è che quando ho cercato l’esatta distribuzione percentuale non sono riuscito a trovarla in nessuno dei siti ufficiali. Sic transit…
Le elezioni europee, in quanto tali, non sono state importanti per niente. Nella realtà dei fatti, non è stata nemmeno un’elezione. Le elezioni sono un atto legale che serve a mettere al potere un partito. Non c’era un vero potere qui. Ad essere proprio franchi, nessuno tranne pochissimi esperti sa cosa faccia e come funziona il Parlamento Europeo.
A livello nazionale questa elezione è stata affrontata più come un sondaggio, un sondaggio con la particolarità di basarsi su un campione estremamente ampio. Benché abbiano vinto i conservatori, in campagna elettorale Victor Orban, stretto collaboratore di Berlusconi e leader indiscusso della destra, ha detto più volte: “chi resterà a casa è come se votasse i socialisti”. Pertanto, un socialista particolarmente deluso ha osservato con amara ironia che in questo modo, con il 63% degli astenuti, i socialisti avrebbero stravinto le elezioni.
Sebbene una parte dell’intellighenzia ungherese si sia preparata fin dall’inizio a incolpare la “massa indifferente”, bisogna ammettere che in un paese appena uscito dal regime comunista il 37% degli elettori è un risultato a mio avviso piuttosto soddisfacente (considerando anche che negli altri Paesi ex-comunisti l’affluenza media è stata del 20%). Se vogliamo vedere questo risultato come una alta affluenza, io lo leggerei come una mossa fatta dalla destra per esprimere in queste elezioni un voto di protesta contro il governo. Se vogliamo invece considerare bassa l’affluenza alle urne, allora io ne attribuirei la causa al fatto che, allo stato attuale e per come è attualmente organizzato, il Parlamento Europeo, dopo tutto, non è così importante.
Budapest, 25 giugno 2004
* Tibor Dessewffy,intellettuale ungherese, è professore di Sociologia all’Università Eotvos Lorànd (ELTE) di Budapest, dove si è laureato in precedenza in Legge e in Sociologia. È stato visiting fellow alla Boston University e alla New School for Social Research. É membro del comitato degli Studi sull’Etnia e le Minoranze (ELTE-UNESCO) e capo progetto della sezione ungherese del World Internet Project promosso dall’UCLA. È co-autore del pamphlet “The Democratic Papers” (British Council, Vision et al. 2004).
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