Per Francesca Paci RE
Per Francesca Paci, di Silvano
Salve,
ho appena finito di leggere il suo articolo scaricato da Vision e vorrei dirle la mia.
Credo che l'idea della non partecipazione come partecipazione, senza entrare nel merito della contraddizione perché non ne usciremmo più, sia, come fa ben notare, importantissima. Ho solo una trentina d'anni, ma la distanza dalla politica che trovo nella strada, mi terrorrizza.
Leggendo, sia quotidiani che libri, ho trovato come sempre le risposte più disparate a questa distanza e, dato il momento storico, credo che la democrazia sia in pericolo. Non mi riferisco tanto alla presunta minaccia islamista (e lei di "integrazioni silenziose" ne sa più di me), quanto alla domanda che le pongo: e se invece quella astensione non sia una, comunque, partecipazione?
E se poi davvero, mediamente, ci disinteressassimo e discostassimo dalla politica? Non per protesta ma semplicemente per impreparazione?
Qualche anno fa lessi un bellissimo libro di Philip Roth, Pastorale americana, nel quale a un certo punto il protagonista si chiede come mai i giovani non conoscano più la costituzuione.
E se davvero il problema fosse il lassismo generalizzato che anche a me pare di riscontrare?
E se davvero il problema fosse che non riusciamo a metabolizzare la forza della democrazia, che è, semplicemente ma grandiosamente, che i governi si cambiano senza violenza?
L'avranno capito anche quelli che non sono andati a votare?
E quelli che ci sono andati?
Grazie.
Silvano
RE: Per Francesca Paci, di Francesca Paci
Sono d'accordo con lei Silvano, l'astensione è anche una forma di partecipazione. O, quantomeno, è un messaggio indirizzato ai governanti. Non so se sta seguendo sul Corriere della Sera il dibattito sulla base sociale dei Democratici di Sinistra. Il sondaggista Giuseppe De Rita ha sollevato il problema: a chi parlano i Ds? E vari leader di partito si stanno alternando in cerca di una risposta. La prima regola della comunicazione è individuare i due vettori del processo comunicativo, chi è che parla e chi riceve.
Il rischio è proprio, come lei dice, l'allontanamento dalla politica. Quale sarebbe l'alternativa? A mio parere il caos. L'uomo ha impiegato secoli per darsi un ordine sociale, imperfetto ma con delle regole. Il problema sono quelle regole, quanto rispondono ai bisogni reali delle persone? Come li soddisfano?
Conosco il libro di Philip Roth di cui parla, Pastorale Americana, un riferimento azzeccato, trovo. Come mai i giovani non conoscono più la costituzione? Lei ha una risposta? Forse perché pensano, sbagliando, che sia poco importante per la loro vita. Eppure lo pensano, a ragione, perché l'avvertono distante. Un codice astratto che non impatta sui bisogni reali. Ecco cos'è secondo me la politica: il ponte tra la gente e le regole necessarie alla convivenza.
Può darsi, come lei teme, che gli uomini non riescono a metabolizzare la forza della democrazia, quella possibilità di cambiare i governi senza violenza, io però non voglio arrendermi a questo scenario. Lei?
Cordialmente
Francesca Paci
TORNA ALL'INIZIO |