Riflessioni sulla crisi europea
Mendi Rabinovitz*
Scrivo questo articolo dopo una riunione con il capo del Ministero per l’educazione politica dello stato di Hessen in Germania. Il ministero è stato istituito dopo il 1945 per promuovere i valori democratici nella Germania dell’Ovest ed opera con successo da allora, preparando ricerche e testi, organizzando seminari e favorendo regolarmente momenti pubblici di confronto dove le discussioni politiche possano avere luogo. Credo che gli ultimi sintomi del malessere europeo siano causati dall’assenza di assemblee deliberative dove si crea l’opinione pubblica. L’immagine dell’Unione Europea è quella di una vecchia elite, a cui capo vi sono politici “grigi” e disimpegnati, che in eredità lasceranno alle future generazioni qualcosa di non chiaro senza nemmeno chiedere loro se è così che la vogliono. Il problema alla radice, emerso dal referendum francese e dal malcontento generale nel continente, riguarda la democrazia partecipata e il processo per cui prende forma l’opinione pubblica. Le vecchie politiche topdown non sono più accettabili. Ciò che abbiamo visto in Francia è una chiara e forte richiesta della gente di essere coinvolta nel processo di “costruzione” della Costituzione, e non semplicemente di approvarla a cose fatte. Fallimento del processo di approvazione a parte, mi piacerebbe dire qualcosa sui contenuti: il problema dell’ignoranza tradizionale che, secondo me, si esprime attraverso il nazionalismo è un ostacolo cruciale. Come disse qualcuno, “la notizia della morte dell’istinto e dello spirito nazionale è giunta troppo presto. Essi sono ancora vivi e scalcianti!” Come ci ricorda Sir Isaiah Berlin, lo spirito nazionale non deve essere sottovalutato perché è un’ideologia potente e tra le più antiche. Il nazionalismo deve essere gestito da mani sensibili. Credo che la Costituzione europea non dia abbastanza attenzione a questa dimensione emotiva. Una possibile spiegazione potrebbe essere la predominanza della logica economica nella elite a capo dell’UE e, al contrario, il trascurare il pensiero storico–sociale. Potremmo concludere che la combinazione di un processo limitato e alienato, non capace di affrontare adeguatamente questioni fondamentali come il nazionalismo è alla base del crescente malcontento verso la Costituzione. Il coinvolgimento dei cittadini nella formulazione delle politiche rappresenta un fattore determinante per la salute dell’Unione. Un altro punto importante è la varietà equilibrata di esperti nel processo deliberativo. In qualità di osservatore israeliano, che vede le future relazioni tra Israele e Europa come una mossa strategica per il suo paese, credo nella forza creativa dell’UE per instaurare metodi di pensiero e di agire cooperativi nel risolvere le proprie complessità. Trovo le istituzioni europee e la cultura politica dell’Unione un modello appropriato per il governo israeliano e la sua società civile. Modelli come quello del sistema educativo politico tedesco o il crescente network europeo di think tank dovrebbero essere introdotti in Israele. Una Costituzione europea coesiva e condivisa che porterà al processo di apprendimento reciproco è interessante per tutti gli israeliani che si preoccupano della continua emersione dei valori democratici nel proprio paese.
Gerusalemme, giugno 2005
*Mendi Rabinovitz è direttore del think tank israeliano “Vision for Israel”.
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