Nazioni senza Stato: un punto di vista da Barcellona

David Bassa*

Che nessun europeo si senta direttamente coinvolto o influenzato dalle elezioni europee è cosa ovvia. Infatti, basta guardare al numero degli astenuti per rendersene conto (e non solo al grande astensionismo delle ultime elezioni, ma anche a quello riscontrato in generale in tutte le elezioni precedenti). In ogni caso, il disinteresse politico e/o emotivo nei confronti delle istituzioni dell’Unione è ancora più forte tra gli abitanti di “nazioni senza stato” come ad esempio la Catalogna.
Il motivo è molto semplice: l’Unione Europea è un’unione di stati. È stato così fino ad oggi e sarà così anche in futuro, visto che il nuovo trattato dell’Unione (erroneamente denominato “Costituzione Europea”) non preannuncia alcun cambiamento e continua a valorizzare una prospettiva “stato-centrica”. In effetti, i più importanti dibattiti europei girano sempre intorno alla stessa questione: quanto potere debba avere questo o quello stato. Né tantomeno la questione accenna a cambiare o a progredire. Di conseguenza, se per gli spagnoli, i tedeschi o i francesi l’Unione Europea è qualcosa di astratto, per i catalani essa viene percepita addirittura come una entità ostile. A farla breve, per quanto la Catalogna sia stata tradizionalmente una regione europeista, collocata geograficamente in una posizione di “cerniera” tra la Francia e la penisola Iberica, e per quanto essa sia sempre stata aperta verso il mare e intrinsecamente mediterranea, a discapito di tale retaggio, i catalani ancora oggi non credono che l’Unione Europea sia una cosa positiva. Potremmo aggiungere paradossalmente che se la Spagna è oggi parte dell’Unione ciò è grazie in parte al volere politico catalano. Infatti, la Castiglia non è mai stata un’europeista, anzi, proprio il contrario.
Nonostante lo spirito positivo verso l’Europa, la Catalogna non ha alcun ruolo nell“"Europa degli stati” perché la Catalogna non è, appunto, uno stato. Questa è la ragione per cui i giovani catalani con una coscienza politica e nazionale, e tuttavia ignorati come parte di una nazione dall’Unione, non sentono alcun legame con le istituzioni europee. È per questo motivo che l’astensione catalana alle elezioni europee è stata più alta di quella spagnola ed è per questo stesso motivo che il nuovo Trattato denominato “Costituzione Europea” non sarà facilmente accettato e sostenuto in Catalogna. Mi pare che questa sia né più né meno una conseguenza logica.
Ritornando alle elezioni europee, c’è un altro aspetto importante da sottolineare se parliamo della Catalogna: il modo in cui è stata fatta campagna. Il PP e lo PSOE, i partiti politici spagnoli più importanti – rappresentati anche in Catalogna – hanno basato le loro campagne sulle beghe di politica nazionale: il PP contro lo PSOE e viceversa. Così è stato per la pre-campagna e per i 15 giorni di campagna effettiva. Vista e considerata la forte visibilità mediatica dei due partiti maggiori in Spagna, il risultato complessivo è stato una diffusa campagna di comunicazione con un messaggio forte e chiaro: quello che è veramente conta sono gli affari nazionali e non quelli europei. In altre parole: quello che conta non è quello che possiamo fare noi per l’Europa, ma ciò che l’Europa può fare per noi. È per questo che tutti i riferimenti all’Europa fatti dai “popolari” e dai “socialisti” riguardavano gli aiuti economici che le aree più povere potrebbero ottenere o meno, e i vantaggi che avrebbero ottenuto a seconda del numero dei loro rappresentanti al Parlamento Europeo. Nessun altro accenno.
Questo panorama ha fatto sì che io e i miei amici dubitassimo dell’importanza di andare a votare, tanto da non importarci quasi più di farlo o meno. Alla fine abbiamo deciso di votare la coalizione a cui fa capo l’indipendente catalano “Esquerra Republicana de Catalunya” e l’indipendente basco dell’“Eusko Alkartasuna”. È stato un gesto emotivo, più che altro, perché sapevamo che non avrebbe avuto alcuna conseguenza concreta. Essi hanno ottenuto un posto in un Parlamento formato da centinaia di deputati, e quindi il loro peso sarà piuttosto irrilevante. Ciononostante, li abbiamo votati per due ragioni principali: per essere in pace con noi stessi per aver votato una coalizione che sostiene l’idea di un’Europa diversa, e perché in ogni caso, un posto al Parlamento rappresenta sempre una voce che potrà essere ascoltata. Forse solamente quattro pigri deputati le daranno ascolto, ma quei quattro deputati hanno quattro coscienze che possono essere sensibilizzate sul fatto che ci sono alcune nazioni senza stato che chiedono il diritto di essere attive e di essere riconosciute come parte dell’Unione Europea.
Barcellona, 26 giugno 2004

* David Bassa, giornalista, scrive per la Newsroom della Televisió de Catalunya (TV3-TVC). Ha in precedenza lavorato per TVE e per diversi quotidiani locali in Catalogna.


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