commento
Girolamo Caianiello Tenete presente che la mia età è tutt'altro che verde (vado per l'ottantina se gliela faccio), e può pertanto limitare la validità delle mie opinioni. Vi sono elementi che appaiono lontani dal tema, ma che potrebbe essere utile avere presenti. Osservo spesso che, mentre il linguaggio ufficiale impone buonisticamente (ma con fastidioso sapore burocratico) di definire "diversamente abile", e neologismi consimili, chi non sia nel pieno possesso delle normali capacità fisiche o mentali, nei concreti rapporti fra le gente, all'inverso, ha preso piede come mai prima un turpiloquio che una volta veniva detto da caserma, da trivio, da bettola, ecc. Il caso Grillo ne è solo la più recente testimonianza, ma è da tempo che sulla bocca delle più raffinate signore "bene" fioriscono ormai abitualmente parole e modi di dire che in passato era persino proibito ad altri usare in loro presenza (e così i nostri immigrati imparano l'italiano dicendo ad esempio "stronzo" con piena naturalezza, senza neppure quella valenza volutamente trasgressiva che più o meno ancora conserva fra noi). Ciò viene giustificato come superamento di un "perbenismo" ipocrita, ma Voltaire diceva che l'ipocrisia è un omaggio reso alla virtù, mentre gli etologi ci hanno insegnato che persino gli animali "ritualizzano" i loro comportamenti surrogando il naturale impulso alla violenza con forme simboliche ed inoffensive (e le parole, per parafrasare Carlo Levi, possono offendere non meno delle pietre). E' certamente più "autentico" e "sincero" prendere a randellate chi mi sta avanti nella fila, per precederlo, ma da secoli si trova più utile ad una serena convivenza chiederlo invece per piacere, se si ha bisogno di passare prima. E' di tanti anni fa, ormai, l' "Elogio di Franti" scritto da un prestigioso intellettuale come Umberto Eco, mettendo alla berlina il buon Garrone. Che messaggio era quello, al di là delle intenzioni un po’ gigionesche dell’Autore? (al quale un’arguta ragazzina ha chiesto una volta se, tornando di notte a casa in un autobus di periferia con solo un altro passeggero, preferirebbe che costui fosse il primo, e non il secondo personaggio deamicisiano...). Messaggio non meno significativo, ma di segno opposto, è stato quello di Fellini nel film La voce della luna (se ben ricordo), in cui Paolo Villaggio ha imposto il silenzio al frastuono di una discoteca, per fare un romantico giro di valzer con una dolce signora. Le discoteche, appunto, con gli spettrali ed abbaglianti lampi di luce nel fragore infernale e martellante che sarebbe la loro "musica" (mentre nelle fabbriche gli operai giustamente reclamano cuffie protettive contro i rumori forse inferiori delle macchine), non hanno sui ragazzi effetti paragonabili a quelli di droghe ed alcool, ritenuti unici responsabili dei disastri automobilistici dal sabato sera ? Mi fermo perché mi accorgo di dilungarmi troppo, ma nelle cose che ho ricordato (solo alcune, per non dire ad esempio del bullismo scolastico, inauditamente protetto dai genitori contro gli insegnanti…) a me pare di vedere fattori di un generale ritorno alla natura "bruta" contro l'ingentilimento dei costumi che il progresso umano e civile ha cercato in qualche modo di portare. Ritorno che vediamo pure nell’incattivirsi dello scontro fra opposti schieramenti politici, diffusamente lamentato. Mi sbaglierò, ma non credo di essere andato fuori tema, perché vorrei affacciare l’ipotesi che l’abbrutimento generale nei rapporti col prossimo possa più o meno consciamente produrre uno stato d’animo di insicurezza, pur se non giustificato oggettivamente dai numeri, da bellum omnium contra omnes, con l’allarme esasperato di fronte ad ogni singolo episodio criminoso. Se così fosse, la conclusione non potrebbe che essere pessimistica, in quanto il problema nascerebbe da un costume sempre più radicato, richiedendo un difficile e non breve recupero delle malfamate “buone maniere”, da parte di chiunque abbia una qualche responsabilità, di vario genere, appunto nella formazione del costume. Cosa tanto più ardua considerando la seduzione esercitata specialmente sui giovani (vedi caso delle discoteche) da quanti la usino per vantaggiosi scopi di lucro. Metterei poi fra questi ultimi, per spiegare lo spazio dato dai giornali e soprattutto dalla televisione alla cronaca nera (col rischio fra l’altro di effetti di imitazione emulativa), anche lo sfruttamento di quel “guardonismo” che si nutre di grandi fratelli, isole dei famosi, e simili, passando ore a godersi lunghi programmi televisivi in cui tanti poveri cristi provano l’ebbrezza di narrare in pubblico i propri fatterelli privati, magari con intenzioni edificanti, ma col risultato di distrarre l’attenzione dai veri e grandi problemi del sempre drammatico momento storico. Ho vissuto da ragazzo sotto il fascismo, che ha incendiato i cervelli dei giovani con ideali di violenza tali da portare a tante immani e criminali tragedie, consacrandoli addirittura come politica di Governo. Non ho quindi nostalgia per l'apparente tranquillità con la quale il regime poliziesco rassicurava e addormentava le coscienze dei buoni borghesi. Ciò ricordo solamente per sottolineare la forza suggestiva che l’attesa di sicurezza può assumere, tanto da poterla usare anche per fini poco raccomandabili, e per dire che nessuna forza politica, di qualsiasi colore, può ignorare il problema. Ma per le ragioni che ho esposto, se condivise, chi governa dovrebbe per primo rendersi conto della necessità di bonificare il terreno dal quale esso nasce, coinvolgendo più ampie e profonde responsabilità di non breve periodo. TORNA INDIETRO
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